PUSh2Green: idrogeno verde nella produzione agroalimentare

Il nostro stabilimento di Campobello di Mazara è il sito industriale dove l’idrogeno verde, prodotto da elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili, viene sperimentato in condizioni operative reali per decarbonizzare i processi termici della trasformazione agroalimentare. Non è un progetto teorico: è una sperimentazione in situ, dentro un impianto che lavora 450.000 quintali/anno di concentrati.

La transizione energetica nell’industria agroalimentare ha un punto cieco strutturale: il calore di processo. Mentre l’elettrificazione da fonti rinnovabili può coprire una quota crescente dei consumi elettrici, i processi termici — concentrazione, pastorizzazione, sterilizzazione, essiccazione — continuano a dipendere dalla combustione di gas naturale. Per un’azienda come Bono & Ditta, che trasforma materie prime vegetali mediterranee in ingredienti per i settori enologico, alimentare, nutraceutico e cosmetico, il calore di processo rappresenta una delle voci più rilevanti dell’impronta emissiva.

È su questo punto che interviene il progetto PUSh2Green.

Il progetto

PUSh2Green — Produzione, Uso, Sostenibilità di H₂ Green — è un progetto di ricerca finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito del PNRR (Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, Componente 2, Investimento 3.5 “Ricerca e sviluppo sull’idrogeno”), con fondi dell’Unione Europea — NextGenerationEU.

Il progetto è coordinato dal Centro di Sostenibilità e Transizione Ecologica (CSTE) dell’Università degli Studi di Palermo, con la responsabilità scientifica della Prof.ssa Rosalinda Inguanta, e ha un importo ammesso a finanziamento di 3.909.250 euro. Rientra nella riserva Mezzogiorno del bando, a conferma dell’obiettivo di rafforzare le competenze di ricerca e innovazione nel Sud Italia sui temi della transizione energetica.

L’obiettivo è sviluppare conoscenze e soluzioni per l’intera filiera dell’idrogeno verde: dalla produzione tramite elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili, allo sviluppo di materiali e componenti avanzati, fino all’impiego dell’idrogeno in condizioni operative reali per la decarbonizzazione dei processi termici industriali.

La tecnologia: dall’elettrolisi al blending in impianto

La catena tecnologica di PUSh2Green copre tre passaggi.

Produzione. L’idrogeno verde viene prodotto tramite elettrolisi dell’acqua — un processo che utilizza energia elettrica per separare idrogeno e ossigeno. Quando l’energia proviene da fonti rinnovabili (nel caso di PUSh2Green, energia solare), il processo avviene senza emissioni dirette di CO₂. Il progetto esplora anche la possibilità di utilizzare acqua marina trattata come fonte, una frontiera particolarmente rilevante per il contesto siciliano.

L’elettrolizzatore sviluppato da Pietro Fiorentini attraverso la controllata Hyter è a membrana a scambio anionico (AEMWE) — una tecnologia che non richiede materiali critici come platino o iridio, riducendo i costi e la dipendenza da materie prime strategiche.

Blending. L’idrogeno prodotto viene miscelato con il metano attraverso un’unità di blending dedicata, con un sistema di iniezione che consente di controllare la percentuale di idrogeno nella miscela. La miscela idrogeno-metano può essere utilizzata nei generatori di calore industriali senza modifiche radicali agli impianti esistenti — un fattore determinante per l’applicabilità in contesti produttivi reali.

Impiego industriale. La miscela alimenta i processi termici dello stabilimento di Campobello di Mazara — concentrazione, trattamento termico, riscaldamento delle linee produttive — sostituendo parzialmente il gas naturale e riducendo proporzionalmente le emissioni di CO₂ associate.

Il ruolo di Bono & Ditta: banco di prova industriale

In un progetto di ricerca sull’idrogeno verde, il passaggio critico non è produrre la molecola in laboratorio. È farla funzionare dentro un impianto industriale che deve garantire continuità produttiva, standard di qualità certificati e volumi significativi.

Questo è il ruolo di Bono & Ditta nel progetto: il nostro stabilimento di Campobello di Mazara è il sito dove la sperimentazione esce dal laboratorio e si confronta con le condizioni operative reali di un’azienda manifatturiera attiva dal 1959.

L’integrazione dell’idrogeno verde nel ciclo produttivo è stata sperimentata sulle linee che processano materie prime vegetali mediterranee — uva, dattero, carruba — per la produzione di ingredienti destinati a quattro settori: enologico, alimentare, nutraceutico e cosmetico. Un contesto produttivo multi-settore, con profili di processo termico diversi, che rappresenta un banco di prova più complesso e più rappresentativo rispetto a un impianto dedicato a una singola lavorazione.

Il 9 giugno 2026, presso il Complesso Monumentale dello Steri a Palermo, Fabio Ditta ha relazionato sullo stato di avanzamento della sperimentazione in situ, presentando i risultati ottenuti presso gli impianti aziendali nel corso del progetto.

Un percorso coerente con la nostra architettura ESG

La scelta di partecipare a PUSh2Green non nasce dal nulla. Si inserisce in un percorso di investimenti ambientali che, negli anni, ha strutturato il profilo ESG del nostro stabilimento.

La certificazione ISO 50001 — gestione efficiente dell’energia — è il sistema che governa i consumi energetici della produzione, con monitoraggio continuo e piano di miglioramento documentato. L’impianto fotovoltaico copre una quota crescente del fabbisogno elettrico da fonte rinnovabile. L’economia circolare integrale del grappolo e della carruba minimizza strutturalmente gli scarti, valorizzando mosto, succo, bucce, semi, vinaccioli e polpe in un ciclo chiuso. La scelta di DHL GoGreen Plus per le spedizioni aeree internazionali riduce le emissioni Scope 3 sulla componente logistica.

PUSh2Green aggiunge a questo perimetro il segmento che finora era il più difficile da decarbonizzare: il calore di processo da combustione. È il complemento che potenzialmente chiude il cerchio — dalla produzione di energia, al processo produttivo, alla logistica.

Le linee di ricerca

Il progetto si articola in più obiettivi realizzativi (OR) che coprono in modo integrato l’intera filiera dell’idrogeno verde.

Materiali e componenti — nanomateriali ed elettrocatalizzatori a base di nichel, privi di materie prime critiche, membrane e separatori per elettrolizzatori alcalini e AEM. Questo filone punta a ridurre i costi e la dipendenza da materiali strategici — un prerequisito per la scalabilità industriale della tecnologia.

Elettronica di potenza — convertitori e sistemi di controllo per l’alimentazione degli elettrolizzatori da fonti rinnovabili intermittenti. La sfida è gestire la variabilità dell’energia solare senza compromettere la stabilità della produzione di idrogeno.

Sicurezza — raccolta dati sui modi di guasto e analisi dei componenti critici per la sicurezza nei processi di produzione e stoccaggio dell’idrogeno. Un tema non negoziabile per qualsiasi applicazione industriale.

Sostenibilità — Life Cycle Assessment e strategie di ecodesign per valutare l’impatto ambientale complessivo delle soluzioni sviluppate, inclusa la produzione di idrogeno da scarti agroalimentari e biomasse.

Quadro normativo — analisi comparata delle normative nazionali, europee e internazionali su produzione, stoccaggio, trasporto e distribuzione dell’idrogeno. Un lavoro necessario per definire il perimetro regolatorio entro cui le soluzioni industriali potranno operare.

Perché è rilevante per chi acquista ingredienti

Per un Procurement Manager o un Sustainability Manager di un’azienda food, nutraceutica o cosmetica che sta costruendo la propria rendicontazione CSRD o che ha obiettivi dichiarati di riduzione Scope 3, la partecipazione di un fornitore a un progetto di ricerca finanziato sull’idrogeno verde è un dato di filiera.

Non è un claim ambientale generico. È un investimento documentato in un progetto pubblico, con finanziamento tracciabile (PNRR, NextGenerationEU), partenariato accademico verificabile (Università di Palermo, Università di Padova, CNR), sperimentazione in sito industriale reale (non in un laboratorio) e risultati presentati in sede scientifica (meeting del 9 giugno 2026, Complesso Monumentale dello Steri, Palermo).

Per chi acquista, questo si traduce in un fornitore che non solo dichiara obiettivi di sostenibilità — ma che investe in ricerca per raggiungerli, con un approccio che può essere documentato in un capitolato, in una due diligence ESG o in una rendicontazione di filiera.

Il contesto: idrogeno verde e industria agroalimentare in Europa

L’idrogeno verde è indicato dalla strategia europea sull’idrogeno (COM(2020) 301) come una delle soluzioni chiave per decarbonizzare i settori industriali definiti “hard-to-abate” — quelli dove l’elettrificazione diretta non è conveniente o realizzabile e dove il fabbisogno di calore di processo resta legato alla combustione fossile.

Il settore agroalimentare rientra pienamente in questa categoria: pastorizzazione, concentrazione, sterilizzazione, essiccazione sono processi termici che oggi dipendono in larga parte dal gas naturale. La direttiva RED III impone che l’idrogeno verde (RFNBO) copra una quota crescente dell’uso energetico industriale, con obiettivi al 2030 e al 2035.

In Italia il PNRR sostiene la filiera dell’idrogeno attraverso diverse misure: Hydrogen Valleys in aree industriali dismesse, impiego dell’idrogeno nei settori hard-to-abate, e ricerca e sviluppo — il filone in cui si colloca PUSh2Green. Il progetto non è un caso isolato ma si inserisce in un ecosistema crescente di iniziative che collegano ricerca pubblica e sistema produttivo per sviluppare soluzioni industrializzabili.

Prossimi sviluppi

La sperimentazione presso il nostro stabilimento prosegue. I risultati presentati il 9 giugno 2026 a Palermo rappresentano una tappa di un percorso che punta a valutare l’applicabilità su scala industriale della miscela idrogeno-metano nei processi termici della trasformazione agroalimentare.

Quando i dati sperimentali saranno consolidati e validati dal partenariato scientifico, li pubblicheremo — con la stessa trasparenza e la stessa disciplina documentale che applichiamo alle nostre certificazioni.

Nel frattempo, per chi vuole approfondire il progetto o le implicazioni per la propria supply chain, la nostra area commerciale è disponibile per un confronto.

Il progetto PUSh2Green è finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito del PNRR — Missione 2, Componente 2, Investimento 3.5 “Ricerca e sviluppo sull’idrogeno”, con fondi dell’Unione Europea — NextGenerationEU.