Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per saperne di più, consulta la nostra Privacy Policy e Cookie Policy.
FSSC 22000, BRCGS e IFS Food sono tutti riconosciuti dalla Global Food Safety Initiative (GFSI) — il che significa che, in teoria, sono equivalenti agli occhi di ogni retailer che accetta standard GFSI. In pratica, la teoria e il capitolato del buyer non sempre coincidono. Questo articolo spiega perché, e cosa significa per chi produce ingredienti.
La domanda che un Export Manager o un Procurement Manager riceve più spesso quando presenta il certificato FSSC 22000 a un nuovo cliente è semplice e diretta: “Ma non avete anche BRC?” O, nel mercato tedesco: “Non avete IFS?” La domanda nasce da un equivoco strutturale su come funziona il riconoscimento GFSI — e da una realtà commerciale che non coincide sempre con il principio di equivalenza.
La GFSI non certifica nulla. È un’iniziativa del Consumer Goods Forum che fa benchmarking: valuta gli schemi di certificazione esistenti rispetto a criteri rigorosi e li riconosce come equivalenti negli esiti di sicurezza alimentare. Gli schemi attualmente riconosciuti GFSI includono FSSC 22000, BRCGS, IFS Food e SQF — tra i principali.
Il principio fondante è “once certified, accepted everywhere”: un fornitore certificato secondo uno qualsiasi degli schemi GFSI dovrebbe essere accettato da qualsiasi buyer che richiede una certificazione GFSI. Walmart, Tesco, Carrefour, Aldi, Costco, McDonald’s — tutti richiedono ai propri fornitori una certificazione GFSI. In teoria, indifferentemente quale.
In pratica, ogni schema ha una storia, una geografia e una base di clienti diversa. Ed è qui che la scelta diventa commerciale.
Le preferenze dei retailer seguono tre corridoi geografici abbastanza netti.
UK retail → BRCGS. BRCGS (British Retail Consortium Global Standards) è nato nel 1998 dall’industria della distribuzione britannica. Tesco, Sainsbury’s, Marks & Spencer, Waitrose, Asda, Morrisons, Aldi UK e Lidl UK lo considerano lo standard di riferimento per i fornitori di prodotti a marchio proprio. È il più prescrittivo dei tre: specifica nel dettaglio cosa fare e come farlo, con requisiti granulari su infrastrutture, igiene ambientale e gestione degli allergeni.
Europa continentale → IFS Food. IFS (International Featured Standards) è stato sviluppato nel 2003 dalle federazioni del retail tedesco (HDE) e francese (FCD). REWE, EDEKA, Lidl EU, Aldi EU, Carrefour, Metro, Migros e Coop Svizzera lo richiedono ai fornitori di private label. Ha un sistema di scoring percentuale con criteri KO (knock-out): il fallimento di un singolo requisito KO comporta la non certificazione, indipendentemente dal punteggio complessivo. La certificazione “Higher Level” (punteggio ≥95%) è un segnale di eccellenza valutato dai buyer tedeschi e francesi.
Filiere globali e food manufacturer internazionali → FSSC 22000. FSSC 22000 è costruita su ISO 22000, integrata con i programmi di prerequisiti settoriali (ISO/TS 22002) e con gli Additional Requirements FSSC. È lo schema che ha la base più ampia tra i produttori di ingredienti a livello mondiale — oltre 30.000 siti certificati — e che si integra meglio con i sistemi di gestione ISO già in essere (ISO 9001, ISO 14001, ISO 50001). I food manufacturer multinazionali — chi compra ingredienti per trasformarli, non chi li mette sullo scaffale — accettano FSSC 22000 senza riserve.
Nord America → SQF. Safe Quality Food domina il retail statunitense (Walmart, Kroger, Costco). Per un produttore europeo che esporta ingredienti verso food manufacturer americani, FSSC 22000 è accettata; per chi fornisce direttamente il retail USA, SQF è lo standard di riferimento.
La distinzione che spesso sfugge nella conversazione è tra chi fornisce lo scaffale e chi fornisce chi fornisce lo scaffale.
Un’azienda che produce prodotti finiti a marchio del distributore (private label) per Tesco ha bisogno di BRCGS. Un’azienda che produce private label per Lidl Germania ha bisogno di IFS. Questa è la realtà commerciale dei co-packer e dei produttori conto terzi: lo schema lo sceglie il retailer, non il fornitore.
Un’azienda che produce ingredienti — mosti, concentrati, estratti, farine, oli — per food manufacturer che a loro volta producono per la GDO è in una posizione diversa. Il food manufacturer che acquista l’ingrediente ha già la propria certificazione GFSI verso il retailer (BRC, IFS o SQF, a seconda del mercato). Al fornitore di ingredienti chiede una certificazione GFSI — qualsiasi schema riconosciuto — come garanzia di sicurezza alimentare a monte.
In questa posizione di filiera — fornitore di ingredienti, non di prodotto finito a scaffale — FSSC 22000 è lo schema che funziona meglio per tre ragioni.
Accettazione universale tra i food manufacturer. I produttori alimentari multinazionali — il target primario di un fornitore di ingredienti — accettano qualsiasi schema GFSI. FSSC 22000 è lo schema con la base più ampia tra i produttori di ingredienti a livello globale. Nessun food manufacturer rifiuta un fornitore perché ha FSSC 22000 invece di BRC o IFS.
Integrazione con i sistemi ISO. Per un’azienda come Bono & Ditta, che opera con ISO 9001 dal 1998 e ISO 50001 per la gestione energetica, FSSC 22000 si innesta naturalmente nel sistema di gestione esistente. Condividono la stessa struttura (Annex SL), la stessa terminologia e lo stesso approccio per processi. L’alternativa — implementare BRC o IFS accanto ai sistemi ISO — significherebbe gestire due architetture documentali parallele, con costi e complessità che non si giustificano quando il mercato accetta FSSC 22000.
Copertura multi-mercato con un singolo certificato. FSSC 22000 è riconosciuta GFSI e allineata ai requisiti FDA FSMA per il mercato statunitense. Con un singolo certificato, un produttore di ingredienti copre l’accesso a food manufacturer in Europa, Nord America, Medio Oriente e Asia — senza dover aggiungere un secondo schema per un mercato specifico.
La domanda “non serve anche BRC/IFS?” ha una risposta concreta: dipende da chi è il cliente finale.
Se il cliente è un food manufacturer multinazionale che compra ingredienti per le proprie linee → FSSC 22000 è sufficiente. Il food manufacturer ha già la propria certificazione verso il retailer.
Se il cliente è un retailer che chiede di produrre direttamente un prodotto a marchio proprio → serve lo schema che quel retailer richiede. Per Tesco serve BRC; per Lidl Germania serve IFS.
Se il fornitore vuole coprire entrambi gli scenari → la combinazione più comune in Europa è FSSC 22000 + IFS (per il co-packing verso il retail continentale) o FSSC 22000 + BRC (per il co-packing verso il retail UK).
Per Bono & Ditta, che opera come fornitore industriale di ingredienti — non come co-packer di prodotto finito a marchio del distributore — FSSC 22000 è la certificazione corretta per la posizione di filiera. I nostri clienti sono food manufacturer, formulatori nutraceutici, cantine, acetifici, brand owner cosmetici — non direttamente le insegne della GDO. La certificazione GFSI che copre questa posizione è una sola, e non serve che sia specificamente BRC o IFS.
Per un Procurement Manager o un Quality Manager che sta valutando Bono & Ditta come fornitore di ingredienti, il dato rilevante è questo: la nostra certificazione FSSC 22000 (attiva dal 2013, aggiornata alla V6 dal 2024) è riconosciuta GFSI ed è accettata da qualsiasi food manufacturer o brand owner che richieda una certificazione GFSI al proprio fornitore. È integrata con ISO 9001 (dal 1998) e ISO 50001 in un sistema di gestione unico, supportata dal portfolio biologico multi-standard (EU Organic, NOP, Bio Suisse, Naturland, DEMETER) e dalla certificazione Halal.
Se il vostro capitolato richiede una certificazione GFSI per i fornitori di ingredienti, la nostra FSSC 22000 soddisfa il requisito. Se il vostro capitolato richiede specificamente BRC o IFS perché state cercando un co-packer per una private label, la risposta è diversa — e in quel caso il confronto va fatto su basi diverse da quelle di questo articolo.