Vendemmia 2026: meno uva, prezzi più bassi. Anatomia di un paradosso

Il caldo anomalo dell’estate 2026 ha intaccato l’intero mercato ortofrutticolo e agroalimentare, dai cereali alla frutta e verdura: Coldiretti stima i danni all’agricoltura italiana tra caldo, siccità, grandine e incendi in circa 3 miliardi di euro. La vite non ha fatto eccezione. In Italia la vendemmia 2026 è stata più scarsa del 2025, e in teoria i prezzi di uve e mosti sarebbero dovuti salire. Stanno scendendo. Abbiamo messo a confronto i dati ufficiali con quello che Fabio Ditta, Area Commerciale e Amministrativa di Bono & Ditta, ha visto durante la campagna di approvvigionamento appena chiusa.

Un raccolto più corto

I dati della Commissione europea dell’8 ottobre stimano la produzione italiana 2026 in 41,1 milioni di ettolitri, il 7,2% in meno rispetto al 2025. Sono stime preliminari, e secondo Fabio Ditta il dato finale sarà più basso:

«Le stime pubblicate finora sono state fatte con molto anticipo. Dato che l’annata è stata anticipata di almeno due settimane, i dati sono stati falsati dalla statistica. Credo che il dato veritiero sia intorno ai 38 milioni di ettolitri.»

In Sicilia, dove non esiste ancora un dato regionale ufficiale, le stime di Bono & Ditta indicano una produzione complessiva intorno a 1,6 milioni di quintali di uva, tra uva da vino e uva destinata alle altre trasformazioni.

In Spagna, l’altro grande bacino di riferimento per mosti e concentrati, Cooperativas Agro-alimentarias stima circa 34 milioni di ettolitri di vino e mosto. Le fonti di mercato di Bono & Ditta indicano un dato più basso, intorno ai 30 milioni. Il divario si spiega anche con il metodo: in Spagna i dati di vendemmia si basano su dichiarazioni delle cooperative, mentre in Italia verranno consolidati nei prossimi mesi con i registri ufficiali.

Anche a livello globale l’offerta è corta. Cooperativas Agro-alimentarias stima la produzione mondiale 2026 intorno ai 222 milioni di ettolitri, uno dei volumi più bassi degli ultimi decenni: nel 2018 erano circa 294 milioni.

Per dare una misura del cambiamento:

«Un tempo Italia e Spagna insieme producevano vicino ai 90 milioni di ettolitri. Oggi non c’è più neanche la necessità di produrre queste quantità, dato il ridimensionamento del mercato.»

Perché i prezzi scendono

Con meno uva disponibile, la logica vorrebbe prezzi in salita. Il listino della Camera di Commercio di Bologna, una delle poche quotazioni pubbliche del Mosto Concentrato Rettificato, racconta il contrario: l’MCR è passato da 5,20-5,50 euro per grado Brix a inizio febbraio a 4,80-5,00 euro a inizio agosto. Nello stesso periodo il mosto muto bianco è sceso da 4,00-4,50 a 3,60-4,00. Ad oggi (ottobre 2026) i prezzi continuano a scendere, attestandosi sui 3,00 euro per il mosto e intorno ai 4,00 euro per il MCR.Le ragioni sono tre.1. Le cantine sono pieneIl raccolto 2026 arriva sopra scorte ancora alte. Secondo il report Cantina Italia dell’ICQRF, al 31 maggio 2026 le giacenze di vino superavano i 49 milioni di ettolitri, il 5,4% in più di un anno prima. Le giacenze di mosti erano 4,2 milioni di ettolitri, il 37,4% in più. Il prodotto dell’annata precedente non ancora collocato pesa sul prezzo del nuovo più di quanto il calo del raccolto lo sostenga.
«Ci troviamo con un esubero di materia prima derivante dall’annata precedente e un mercato che è totalmente dormiente per la nuova produzione.»
2. Il caldo ha ridotto il bisogno di arricchimento Il secondo motivo è meno visibile, e riguarda direttamente il mosto concentrato. Il caldo estremo dell’estate ha portato in cantina uve con gradazioni zuccherine elevate.
«Questa gradazione elevata ha fatto sì che non fosse necessario arricchire i vini per aumentare la gradazione alcolica.»
L’arricchimento è uno degli impieghi principali del Mosto Concentrato Rettificato. Un’annata che arriva da sola a gradazioni alte riduce una parte strutturale della domanda proprio nel momento in cui l’offerta di mosti è più abbondante. Di cosa succede all’uva quando le temperature superano a lungo i 40 °C parliamo nell’articolo dedicato agli effetti del caldo sull’acino.3. Prezzi bassi che non bastano a far ripartire gli acquisti In un mercato normale un prezzo più basso stimola gli ordini. Quest’anno non succede.
«Questo prezzo così basso dovrebbe favorire le vendite, ma in realtà non si vede nessun tipo di miglioramento.»
Le aziende che trasformano succhi, mosti e bevande devono fare i conti con costi energetici più alti, con il rincaro dei materiali derivati dal petrolio e con trasporti più cari e meno prevedibili. Programmare scorte diventa difficile, e chi acquista tende a comprare il minimo indispensabile.Pesa anche il restringimento di alcuni mercati di sbocco. Nell’esperienza di Bono & Ditta le variazioni più forti riguardano l’area araba e il Medio Oriente, mentre i dazi introdotti dagli Stati Uniti hanno costretto a riorganizzare il mercato americano. Paesi che fino a pochi anni fa erano acquirenti regolari di succhi e bevande oggi sono mercati molto ristretti.

Cosa significa per chi acquista

Per un buyer di mosti, MCR e succhi d’uva il quadro 2026 ha due facce.

«Siamo in un’ottima annata per quanto riguarda la disponibilità a basso costo, ma i mercati non sono in grado di mantenere i volumi.»

La disponibilità c’è e i prezzi d’ingresso sono contenuti. Allo stesso tempo, l’annata ha caratteristiche diverse dal solito: gradazioni più alte, acidità e profilo polifenolico diversi rispetto alle annate più fresche. Prima di confermare un approvvigionamento conviene verificare le specifiche analitiche dei lotti 2026 sulla propria applicazione, e farlo presto, mentre la disponibilità è ampia.

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Fonti
  • Commissione europea, stime produzione vino 2026 (8 ottobre 2026), via Il Sole 24 Ore
  • Cooperativas Agro-alimentarias de España, stima vendemmia 2026 e produzione mondiale (2 ottobre 2026), via Interempresas
  • ICQRF, report Cantina Italia al 31 maggio 2026, via Gambero Rosso
  • Camera di Commercio di Bologna, listino prezzi settimanale n. 6 del 5 febbraio 2026 e n. 32 del 6 agosto 2026
  • Coldiretti, stima dei danni all’agricoltura italiana al 16 agosto 2026, via La Notizia (31 agosto 2026)
  • Testimonianza diretta di Fabio Ditta, Bono & Ditta (ottobre 2026)