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Siamo fornitori idonei per la filiera dell’Aceto Balsamico di Modena IGP. I nostri mosti cotti e concentrati rispondono ai requisiti del disciplinare di produzione — il che significa che un acetificio può inserirli nella propria ricetta IGP con la garanzia di conformità documentata. Non è un dato da catalogo: è una qualifica di filiera DOP che riduce il rischio per chi produce.
L’Aceto Balsamico di Modena IGP è la denominazione protetta italiana più esportata al mondo in percentuale: su 93-95 milioni di litri prodotti ogni anno, il 93% lascia l’Italia, raggiunge oltre 130 paesi e genera un valore al consumo stimato in circa 1 miliardo di euro (dati Consorzio Tutela, assemblea maggio 2026). L’export nel 2025 è cresciuto del 2,57% nonostante la congiuntura, con oltre il 50% delle vendite in mercati extra-UE — USA, Germania e Francia in testa, con una crescita marcata in Asia.
Per chi produce Aceto Balsamico di Modena IGP, la qualità della materia prima — mosto cotto e/o concentrato — non è negoziabile: il disciplinare la prescrive con parametri precisi. In questo articolo spieghiamo cosa comporta l’idoneità ABM per un fornitore di mosti, cosa richiede il disciplinare alla materia prima e perché questa credenziale è un asset per il Procurement di un acetificio.
L’idoneità ABM non è una certificazione internazionale come la FSSC 22000 o la ISO 9001: è una qualifica di conformità al disciplinare di produzione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, che attesta che il mosto cotto e/o concentrato fornito è idoneo all’impiego nella produzione dell’ABM secondo i requisiti stabiliti dalla denominazione protetta.
Il controllo del rispetto del disciplinare è sotto la responsabilità del MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste), che si avvale del CSQA come organismo di controllo incaricato. Il CSQA verifica — attraverso ispezioni, prelievi e analisi — che ogni anello della filiera operi in conformità al disciplinare, dal produttore di mosto fino all’acetificio che imbottiglia.
Per un fornitore di mosti, l’idoneità ABM significa che i propri prodotti sono stati valutati, verificati e riconosciuti conformi ai requisiti del disciplinare. Per un acetificio, significa poter approvvigionarsi con la garanzia documentale che la materia prima non sarà contestata in sede di controllo CSQA.
Il disciplinare di produzione dell’ABM IGP, registrato con Regolamento (CE) n. 583/2009 e aggiornato con Regolamento (UE) 2023/512, stabilisce requisiti precisi per la materia prima.
Vitigni ammessi. Le uve devono provenire dai vitigni Lambrusco, Sangiovese, Trebbiano, Albana, Ancellotta, Fortana e Montuni.
Percentuale minima. Il mosto d’uva cotto e/o concentrato non può essere inferiore al 20% della massa avviata all’elaborazione. L’aceto di vino deve costituire almeno il 10%.
Densità. La concentrazione del mosto deve raggiungere una densità non inferiore a 1,240 alla temperatura di 20°C.
Processo di cottura. Per il mosto cotto, la cottura avviene a pressione atmosferica in vasi aperti.
Un punto rilevante per il Procurement: il disciplinare prescrive i vitigni ammessi, ma non vincola l’origine geografica delle uve. La lavorazione e l’affinamento devono avvenire nelle province di Modena e Reggio Emilia, ma il mosto e l’aceto di vino possono provenire da altre regioni italiane o dall’estero. Questo consente a un acetificio modenese di approvvigionarsi da un produttore siciliano come Bono & Ditta, purché il prodotto sia conforme ai requisiti del disciplinare.
Per un Procurement Manager di acetificio, la dimensione della filiera ABM definisce il contesto operativo in cui i nostri prodotti vengono impiegati.
La filiera certificata comprende 59 acetaie, 165 produttori di mosto e aceto di vino e 2.400 aziende agricole che coltivano 14.000 ettari di vigneti. Il Consorzio Tutela copre l’83% della produzione certificata. Il valore dell’export alla produzione supera i 380 milioni di euro, con i mercati principali in USA (oltre il 25% dell’export totale), Germania e Francia — e una crescita significativa in Corea del Sud e Giappone.
Due dati strutturali meritano attenzione. Il primo: l’ABM IGP è il prodotto DOP/IGP italiano con la più alta percentuale di export al mondo — il 93% della produzione. Il secondo: il disciplinare è stato aggiornato nel 2023 (Reg. UE 2023/512) con nuovi parametri qualitativi e la categoria “invecchiato”, segnalando una spinta verso la premiumizzazione che richiede materie prime di qualità più elevata e documentata.
Per un fornitore di mosti, questi numeri significano un mercato di destinazione strutturato, in crescita e sempre più esigente sulla qualità e sulla tracciabilità della materia prima.
La nostra idoneità ABM copre i prodotti destinati alla filiera dell’Aceto Balsamico di Modena IGP: mosto cotto e mosto d’uva concentrato conformi ai requisiti del disciplinare di produzione.
I prodotti sono fabbricati nello stabilimento di Campobello di Mazara da materie prime selezionate secondo i vitigni ammessi dal disciplinare, concentrati alla densità prescritta e lavorati sotto il sistema di gestione FSSC 22000 e ISO 9001. La tracciabilità di lotto è bidirezionale — dalla materia prima in ingresso al prodotto consegnato all’acetificio — e la documentazione di conformità è disponibile per ogni partita.
L’idoneità ABM si appoggia sulla stessa infrastruttura produttiva che regge l’intero nostro portfolio enologico: 450.000 quintali/anno di concentrati, 60.000 ettolitri di stoccaggio in vasche inox AISI 316, configurazione dual-site con separazione tra sito enologico e sito food/nutraceutico/cosmetico.
Per un Procurement Manager di acetificio che sta qualificando o diversificando i propri fornitori di mosto, l’idoneità ABM del fornitore opera in tre modi concreti.
Riduce il rischio di non conformità in sede di controllo CSQA. Un mosto proveniente da un fornitore con idoneità ABM documentata è un mosto che è già stato verificato rispetto ai parametri del disciplinare. Per l’acetificio, questo riduce il rischio che una partita venga contestata in fase di ispezione — un rischio che si traduce direttamente in costi di rilavorazione, blocco della produzione e potenziale perdita della certificazione IGP.
Garantisce continuità e scala. La variabilità climatica incide sulla disponibilità e sulla qualità delle uve annata dopo annata. Un fornitore con la capacità produttiva di Bono & Ditta — scala industriale, stoccaggio significativo, accesso a uve siciliane con profili climatici diversi dall’Emilia — offre un’opzione di diversificazione della supply chain che riduce il rischio di dipendenza da un’unica zona di approvvigionamento.
Semplifica la gestione documentale. Un fornitore che affianca all’idoneità ABM la certificazione FSSC 22000, la ISO 9001, le certificazioni biologiche multi-standard e l’idoneità per più settori (enologico, alimentare, nutraceutico, cosmetico) consente all’acetificio di qualificare un unico interlocutore per mosto convenzionale e biologico, con documentazione di sicurezza alimentare e qualità già verificata da enti terzi.
L’idoneità ABM non è una voce isolata. Si inserisce nel portfolio enologico di Bono & Ditta — mosto d’uva, mosto concentrato, MCR, mosto cotto, cremor tartaro — e nel modello di economia circolare del grappolo che trasforma ogni componente della materia prima in ingrediente per un settore diverso: enologico, alimentare, nutraceutico, cosmetico.
A questo si affiancano FSSC 22000 (dal 2013), ISO 9001 (dal 1998), ISO 50001, Halal, e il portfolio biologico multi-standard (EU Organic, NOP, Bio Suisse, Naturland, DEMETER). Per un acetificio che opera anche nel biologico o che esporta verso mercati con requisiti specifici, è l’architettura che consente di qualificare un singolo fornitore per più linee e più destinazioni.
Per Procurement e Quality Manager di acetifici che stanno valutando un fornitore di mosto cotto o concentrato per la filiera ABM IGP: pacchetto documentale dedicato con documentazione di idoneità ABM, schede tecniche con parametri analitici conformi al disciplinare, certificati FSSC 22000 e ISO 9001 in vigore. Richiesta gratuita, campione pre-acquisto standard.